Gli esteri

Posted on luglio 15, 2014

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Flickr - cc free grunge textures

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Sono tornata in Italia per una settimana, con la ferma intenzione di non lavorare.

Zero, nemmeno aprire la mail dell’ufficio. Ho cambiato policy rispetto all’anno scorso, quando andavo in vacanza e nel messaggio “out of office” lasciavo la mia mail personale per emergenze. Oggi la lascio, ma specifico che sarò fuori “with limited internet access”. Così se l’emergenza è vera la gente può comunque raggiungermi, se non lo è – my internet access was limited last week.

Come unica concessione al mondo del giornalismo questa settimana ho fatto una chiacchierata con un collega italiano per un lavoro che vorremmo pubblicare su SciDev.Net

Tra uno spritz e l’altro si fa serio e mi confessa che si è stufato di fare lobby coi suoi editor in favore di temi internazionali, in particolare salute e scienza, che non ricevono nessuna attenzione dal mondo dei media italiani. “Tanto alla fine ti dicono comunque di no”.

Con mia sorpresa apprendo che il caso Ebola, emergenza che sta colpendo Guinea e Sierra Leone da mesi ormai, e che quasi tutti i media outlet britannici menzionano con regolarità, è pressoché assente nell’agenda italiana. Sono andata a spulciare in giro, qualcosa (poco) c’è. Per esempio questo articolo di Repubblica.

Ma penso che il discorso del mio collega abbia centrato il punto: il problema dei media Italiani con gli esteri non è solo legato allo scarso interesse per la politica internazionale come io avevo sempre pensato, anzi. Nella mia vita precedente, ho sempre segretamente pensato che gli esteri fossero un settore palloso proprio perché coincideva solo con la politica. Cosa mi frega del governo di un paese di cui non so niente.

Ovvio questa è una posizione ignorante, ma il pubblico spesso lo è, e a pieno diritto. Gli esteri in Italia, quel poco che si fa, corrispondono ad una noiosissima cronaca dei fatti economici europei e delle diatribe tra capi di stato. Interessante per chi si occupa di economia e poco altro.

Da quando sono qua, faccio esclusivamente esteri. Non mi occupo di fatti italiani, come molti espatriati che continuano a scrivere come corrispondenti per l’Italia. La mia carriera somiglia un po’ a un flipper, dove la pallina schizza da un punto, a un secondo, a un terzo completamente diverso.

Quello che ho imparato è che degli esteri non c’è solo politica e soldi. Ci sono cronache, come ci sono nel proprio paese di residenza. Succedono cose di tutti i giorni che hanno a che fare con la gente normale, ma che in un mondo globalizzato dovrebbero interessare tutti. Se c’è un’epidemia in Africa sono decisamente fatti miei, primo perché grazie a dio sono un cittadino del mondo (pensa se fossi solo un cittadino italiano come sarebbe brutta la mia vita oggi), e secondo perché se l’epidemia non viene affrontata subito ci vorrà poco prima che arrivi dalle mie parti.

Ci sono problemi che al momento interessano solo i poveracci dell’India o dell’Africa, ma domani potrebbero interessare anche la ricca Europa: la disponibilità di cibo, di energia, di acqua. E ci sono storie che vale la pena di raccontare anche solo perché insegnano qualcosa, dovunque accadano.

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